
Cronaca
Natura, avvistati esemplari di Averla Maggiore a Cannafesca
Giannino: «Uccello raro, corsi d'acqua e poca presenza dell'uomo: posto idelae»
Margherita - martedì 29 dicembre 2020
13.30
Una specie rara, in Svizzera è stata addirittura dichiarata estinta. Rientra nella lista rossa della Comunità Europea, il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione di tutte le specie animali e vegetali che classifica quelle a rischio di estinzione. In Italia non è comune avvistarla soprattutto nel Meridione. Ma a Margherita di Savoia la natura segue segue altre regole. Il polmone verde che circonda la città, già casa di diverse specie protette, ospita l'Averla Maggiore. Sono stati avvisati oltre sei esemplari nella zona di Cannafesca, ai piedi del parco regionale del fiume Ofanto. La scoperta è stata fatta da Salvatore Giannino, presidente dell'associazione Fare Natura - Pro Natura di Margherita di Savoia, e il birdwatcher Mario Lacerra componente della stessa associazione. «È senza dubbio un avvenimento eccezione - ha affermato - perché l'Averla Maggiore è una specie di uccello la cui presenza nella Comunità Europea è in forte declino dagli anni '70. Di solito nidifica nell'Europa Settentrionale. Si registrano solo poche nidificazioni nel Nord Italia».
Una rarità nella rarità. Gli esemplari di Averla avvistati a Cannafesca, infatti, appartengono alla specie Averla Beccopallido che risulta essere ancora meno frequente. «L'Averla è un uccello laniidae - ha continuato -. È un passeriforme con caratteristiche simili a quelle dei rapaci: ha il becco uncinato e predilige un'alimentazione a base di insetti, rettili o piccoli passeriformi. È molto aggressiva ed è in grado di attaccare anche un falco nel momento in cui avverte pericolo nei suoi siti di nidificazione». La Cannafesca è una zona alla periferia della città un tempo paludosa. Dopo le opere di bonifica del secolo scorso sono emersi terreni per la coltivazione che in parte sono stati abbandonati con il tempo. Questa zona si affaccia sul Mare Adriatico ed è poco distante dalla foce dell'Ofanto. Proprio qui si concentrano le minorazioni da parte dell'associazione che da diverso tempo ha riscontrato una proliferazione di diversi passeriformi come il Pettirosso, il Saltimpalo, il Codirosso Spazzacamino, la Ballerina Bianca e l'Albanella Reale.
«La sua presenza è legata alla tipologia di territorio - ha sottolineato Giannino -. L'Averla Maggiore predilige spazi aperti con presenza di vegetazione marginale, quindi piccoli arbusti, di corsi d'acqua e di zone umide. Tutti elementi presenti a Cannafesca. Sul posto - ha concluso - è venuta sempre meno la presenza dell'uomo e questo ha permesso all'Averla di potersi fermare e, si presume, svernare in quest'area».
Una rarità nella rarità. Gli esemplari di Averla avvistati a Cannafesca, infatti, appartengono alla specie Averla Beccopallido che risulta essere ancora meno frequente. «L'Averla è un uccello laniidae - ha continuato -. È un passeriforme con caratteristiche simili a quelle dei rapaci: ha il becco uncinato e predilige un'alimentazione a base di insetti, rettili o piccoli passeriformi. È molto aggressiva ed è in grado di attaccare anche un falco nel momento in cui avverte pericolo nei suoi siti di nidificazione». La Cannafesca è una zona alla periferia della città un tempo paludosa. Dopo le opere di bonifica del secolo scorso sono emersi terreni per la coltivazione che in parte sono stati abbandonati con il tempo. Questa zona si affaccia sul Mare Adriatico ed è poco distante dalla foce dell'Ofanto. Proprio qui si concentrano le minorazioni da parte dell'associazione che da diverso tempo ha riscontrato una proliferazione di diversi passeriformi come il Pettirosso, il Saltimpalo, il Codirosso Spazzacamino, la Ballerina Bianca e l'Albanella Reale.
«La sua presenza è legata alla tipologia di territorio - ha sottolineato Giannino -. L'Averla Maggiore predilige spazi aperti con presenza di vegetazione marginale, quindi piccoli arbusti, di corsi d'acqua e di zone umide. Tutti elementi presenti a Cannafesca. Sul posto - ha concluso - è venuta sempre meno la presenza dell'uomo e questo ha permesso all'Averla di potersi fermare e, si presume, svernare in quest'area».